sabato 31 maggio 2014

Jugoslavia: cronaca di un massacro, Cap II

 
Miti e menzogne

- Il mito della Grande Serbia: i serbi più nazionalisti sognano dicostituire un grande 
stato serbo che riunisca tuttigli uomini di nazionalità serba e di religione ortodossa, 
anche quelli che si trovano sparsi in altre repubbliche (in Croazia, in Bosnia, in
Kosovo...).
- Lo spauracchio del fondamentalismo islamico: la propaganda diMilosevic e di 
Tudjman presentò, all'Occidente i musulmani di Bosnia come un cuneo islamico in 
Europa, come l'avamposto di una penetrazione islamica nel Vecchio continente, creando 
le premesse ideologiche per la loro distruzione. Invece Sarajevo era una città che nel 
suo centro aveva quattro luoghi di preghiera ad un centinaio di metri l’uno dall’altro; 
l’Islam della Bosnia Erzegovina era storicamente un Islam laico e tollerante, che 
rifiutava quello fondamentalista ed aggressivo, fatta eccezione per piccole minoranze 
fomentate da pesi stranieri come l’Arabia Saudita.Il mito del Kosovo, culla della 
nazione serba: questa zona in effetti è il centro dell’antico regno serbo; qui si è 
combattuta una mitica battaglia contro i turchi (nel 1389), qui si trovano le tombe dei
principi e i più importanti monasteri; ma qui i serbi sono meno del 20% della popolazione: 
oltre l’80% è albanese.

Ex Jugoslavia:
6 repubbliche, 4 alfabeti, 3 religioni, 4 chiese, una decina di etnie
Esistita dal 1945 al 1991, la Jugoslavia era una federazione socialista composta 
da 6 Repubbliche 2 Province Autonome: Croazia, Slovenia, Serbia,Montenegro, 
Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo,Vojvodina: tutti stati con fortissime 
differenze etniche, economiche, religiose.
- La Jugoslavia socialista e federale, così come costruitada Josip Broz 
Tito e da Edvard Kardelj, il teorico e costituzionalista sloveno, si 
basava sulla politica della Fratellanza e Unità (Bratsvo i Jedinstvo) fra i 
diversi popoli jugoslavi, garantendo a ciascuno, comprese le minoranze
nazionali, dignità, autonomia decisionale e rappresentatività istituzionale. 
Tito era infatti riuscito a bilanciare le rappresentanze etniche e a 
placare antichi odi in un equilibrio che appariva stabile, grazie 
probabilmente anche al "cemento" dell’ideologia socialista rinnovata in 
chiave antistalinista e per alcuni versi filo-occidentale. 

Le tappe della dissoluzione
• 1980: morte di Tito.
• 1984: Sarajevo ospitò anche la XIV Olimpiade Invernale.
• 1986 venne pubblicato il Memorandum dell'Accademia
Serba delle Scienze, un documento di intellettuali serbi che
denunciavano una generale campagna anti-serba, esterna
e interna alla repubblica, e fornivano le basi ad un
rinato nazionalismo serbo basato sulla riedizione della teoria
della "Grande Serbia", già presente (e concausa scatenante del
primo conflitto mondiale) nella prima metà del Novecento.
• 1987: nell'estate scoppia lo scandalo finanziario e pol
itico dell'Agrokomerc, la più grande azienda bosniaca, che
delineò una sorta di tangentopoli jugoslava.
• 1987: a novembre Slobodan Milošević diviene presidente
della Repubblica Socialista di Serbia: non esita a soffiare e
cavalcare l’ondata nazionalista, adottando la teoria secondo 
la quale "la Serbia è là dove c'è un serbo”.

• 1988 Milošević costringe alle dimissioni il governo
provinciale della Vojvodina, a lui avverso.
• 18 novembre 1988: Milošević guida un’enorme
manifestazione popolare a Belgrado.
• 28 marzo 1989: Milošević riforma la costituzione serba,
eliminando l'autonomia costituzionalmente garantita dal '74
al Kosovo che è la regione storica dei Serbi.
• maggio del 1989: in Croazia si formò l'Unione 
Democratica Croata (Hrvatska Demokratska Zajednica
o HDZ), partito anti-comunista di centro-destra che a 
tratti riprendeva le idee scioviniste degli ustascia di Ante 
Pavelić, guidato dal controverso ex generale di Tito 
Franjo Tuñman
.
• 28 giugno 1989: Milošević guida un’enorme manifestazione
in Kosovo, portando in processione le spoglie del principe
serbo Lazar che giusto 600 anni prima era morto lottando
contro i Turchi.
• 1989: anche nel Montenegro la vecchia dirigenza titoista
venne spazzata via e alla presidenza della Repubblica venne 
eletto il giovane e filo-serbo Momir Bulatović.


 
 http://www.repubblica.it/online/speciale/guerra/guerra/ap3.jpg


Fonte: www.israt.it/ebooks_download/dida000033.pdf

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