venerdì 18 luglio 2014

A UN PASSO DALLA GUERRA IN EUROPA: RUSSIA PRONTA A ''RISPONDERE'' A TIRI UCRAINI!

18 luglio - MOSCA - Mosca minaccia di rispondere in caso di tiri ucraini contro il suo territorio. Lo ha dichiarato alla Tv Rossia 24 oggi il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov che ha precisato che ''come minimo, se e' chiaro che si tratta di un atto deliberato, sono convinto che andra' distrutto il punto all'origine del tiro''

Site of a Malaysia Airlines Boeing 777 plane crash is seen in the settlement of Grabovo in the Donetsk regionAnche sull’abbattimento del Boeing di linea malese, costato la vita a tutti i trecento passeggeri, è cominciata la solita storia delle accuse reciproche. Immancabilmente. I russi sostengono che siano stati gli ucraini a tirarlo giù, deliberatamente, in modo tale da gettare discredito su Mosca. Gli ucraini scaricano invece ogni responsabilità sui primi. Sono stati loro, continuando a inviare oltre frontiera strumenti di guerra destinati ai ribelli di Donetsk e Lugansk, compreso il missile Buk che avrebbe colpito l’aereo malese, a rendersi responsabili di questa tragedia.

La linea russa
Una risposta indiretta è arrivata da Vladimir Putin, secondo il quale se nell’est ucraino non ci fosse la guerra, voluta da Kiev, tutto questo non sarebbe accaduto. A Mosca corre persino voce che il volo malese sia stato scambiato con quello presidenziale russo che stava riportando a casa Putin dal recente viaggio in Sudamerica. Tentato assassinio, insomma. Parallelamente i servizi ucraini hanno diffuso l’audio di una telefonata intercettata, durante la quale i ribelli dell’est rivendicherebbero di avere fatto centro.
Chi ha ragione e chi no? Difficile al momento stabilirlo. Certo è che né gli insorti filorussi e né l’esercito ucraino, messo così com’è, cioè malissimo, sembrano avere le competenze tecniche necessarie per usare i Buk. Almeno così rileva qualche esperto. Dunque se mai è il caso di capire chi questo know-how lo ha fornito, agli uni o agli altri. Quanto ai missili, sia Kiev che Mosca li hanno in dotazione. Ultimamente parrebbe che i ribelli dell’est ne siano entrati in possesso, sottraendoli all’arsenale ucraino, come del resto tante altre armi, spesso portate in dote da chi ha saltato il fosso o da chi lucra sulla guerra.
Ma ancora: resta aperto il nodo del know-how. La caccia alla verità potrebbe risultare non così impossibile. L’abbattimento del Boeing di Malaysia Airlines (quest’anno la compagnia ha avuto anche la disgrazia del volo precipitato nell’Oceano indiano) è un fatto di respiro mondiale, che coinvolge potenzialmente molte cancellerie. Le vittime a bordo erano infatti di svariate nazionalità: australiana, olandese, francese, americana, canadese. Molti governi dunque potrebbero lavorare collettivamente, magari lanciando un’inchiesta internazionale, allo scopo di reperire tutte le informazioni possibili. Insabbiare notizie e dirottare fatti diverrebbe quindi difficile, per quanto i modi per farlo non manchino mai.

La linea dura su Mosca
A general view shows the site of a Malaysia Airlines Boeing 777 plane crash in the settlement of Grabovo in the Donetsk regionImmaginiamo che da una possibile inchiesta internazionale, posto che venga condotta in tempi rapidi, emerga che Mosca abbia messo lo zampino nell’abbattimento del Boeing. Putin si ritroverebbe all’angolo. Non avrebbe più giustificazioni e sarebbe costretto a scaricare i ribelli filorussi, pena una copiosa grandine di sanzioni. Sanzioni vere, non come quelle molto caute prese finora dall’Unione europea. Washington è stata più dura, ma l’impatto delle misure (nelle ultime ore hanno colpito un colosso di stato come Rosneft) rimane limitato, essendo i rapporti economici russo-americani molto meno intensi di quelli che il Cremlino vanta con i paesi comunitari.
Questa ipotesi, comunque, non fila via così linearmente. Bisogna capire se la Russia è in grado fino in fondo di controllare i ribelli, imponendo loro di tornare alle loro case, così come finora – questa è la tesi più accreditata – ha fornito sostegno non formale nella partita in corso nell’est ucraino.

Un’ipotesi di tregua
E se a lanciare il Buk sul corpaccione del Boeing malese fossero stati gli ucraini? La cosa non potrebbe non essere imbarazzante per gli Stati Uniti e l’Unione europea, che sin dalle prime battute della crisi ucraina, che prima di prendere la piega di una guerra guerreggiata era nata come una protesta contro l’ex presidente Viktor Yanukovich, hanno scelto di stare dalla parte di Kiev e del nuovo blocco di potere – tendenzialmente nazionalista, pragmaticamente europeista – che s’è insediato a palazzo. L’eventuale responsabilità ucraina costringerebbe gli occidentali, almeno sulla carta, a fare dei passi indietro. Oltre che a rovinare la reputazione di Petro Poroshenko, il nuovo capo dello stato dell’ex repubblica sovietica.
Emergencies Ministry members walk at at the site of a Malaysia Airlines Boeing 777 plane crash in the settlement of Grabovo in the Donetsk region 
Potrebbe comunque darsi che già da prima di accertare le responsabilità, ammesso che ci si riesca, la tragedia di ieri spinga Mosca, Kiev, Washington e Bruxelles a dare un colpo sul pedale, accelerando le trattative per raggiungere innanzitutto una tregua nell’est ucraino (più di centocinquantamila gli sfollati) e in un secondo tempo un compromesso sul futuro assetto del paese. La caduta di un volo di linea è infatti un evento troppo grave per essere rimosso, continuando a duellare come se nulla fosse successo.

È l’Europa che è tenuta a mediare e favorire la ricerca di una quadratura. Ultimamente la Germania e la Francia hanno promosso delle conference call a quattro, con Putin e Poroshenko. L’abbattimento del Boeing di Malaysia Airlines, nella sua tragicità, potrebbe rappresentare quanto meno un momento per rilanciare un negoziato, con tutte le zavorre che logicamente lo rendono difficile. La principale riguarda l’assetto legale dell’Ucraina. Putin vuole una federazione, Poroshenko ritiene che tale schema balcanizzi il paese, facendo dell’est uno stato nello stato. La controproposta è una larga autonomia, ma non piace dall’altra parte della barricata.

Intanto quello che è evidente è che nell’est ucraino non si combatte più soltanto a terra. Prima della rovinosa caduta del volo di linea malese sono precipitati due aerei dell’aviazione ucraina: un caccia e un vettore deputato al trasporto. Kiev riferisce che sono stati sofisticati missili russi, lanciati dai ribelli, a farli precipitare. Nel secondo caso questa lettura si rafforzerebbe, dal momento che l’aereo volava a un’altitudine notevole e solo un missile dotato di una certa tecnologia avrebbe potuto sfregiarlo. Ma diversi esperti esprimono dubbi. Quell’aereo procedeva più in basso rispetto a quanto comunicato dalle fonti ucraine. Anche un semplice missile lanciato a spalla avrebbe potuto abbatterlo, se ne deduce.

Fonte: (http://www.ilnord.it/index.php)
          (http://www.europaquotidiano.it/)

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