domenica 14 dicembre 2014

Martedì l’India decide il destino dei marò.


Maro, Bonino, Ue in pressing

Sono mesi che l’Italia (e non solo) attende di conoscere quale sarà l’atteggiamento del nuovo governo indiano, insediatosi alcuni mesi fa, con primo ministro l’ultranazionalista Narendra Modi, sul caso dei due marò italiani detenuti ingiustamente in India da mille e più giorni. Il verdetto su questo nodo fondamentale della politica estera e della dignità internazionale dell’Italia si scioglierà dopodomani. La Corte Suprema indiana, infatti, ha fissato per il 16 dicembre l’udienza sulla libertà provvisoria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

La data è stata fissata ieri, in base all’agenda del massimo ente giudiziario indiano. E questa è, sicuramente, una buona notizia, perché un’udienza fissata ad un periodo posteriore avrebbe significato, ovviamente, che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le vacanze di Natale. Il presidente H.L. Dattu con altri due giudici ascolterà invece martedì i legali della difesa e il pubblico ministero. Per lo stesso giorno era già prevista l’udienza presso la Cancelleria della Corte per verificare, nell'ambito dei ricorsi presentati dall’Italia e dai due fucilieri, se i ministeri competenti indiani e la polizia antiterrorismo Nia si siano pronunciati sulla possibilità di escludere la stessa Nia dal processo.

La situazione vede, in questo momento, separati i due ficilieri, detenuti perché ritenuti coinvolti in un incidente in cui morirono due pescatori indiani al largo del Kerala il 15 febbraio 2012.

Massimiliano Latorre si trova dal 13 settembre in Puglia per un permesso di convalescenza di quattro mesi concessogli dopo l’ictus che lo ha colpito a New Delhi. Salvatore Girone continua ad essere regolarmente in servizio presso gli uffici dell’addetto militare italiano in India, presso l’ambasciata, con l’impegno di presentarsi ogni mercoledì presso il commissariato di polizia di Chanakyapuri. Nella lunga e tortuosa vicenda giudiziaria che li coinvolge, i due fucilieri avevano in passato ottenuto due permessi straordinari per rientrare in Italia in occasione del Natale e di elezioni politiche.

E la speranza delle famiglie, ma anche delle autorità, è che venga esaminata la richiesta di Girone di poter rientrare per le festività natalizie. Questo non darebbe solo la possibilità alla famiglia di riunirsi, ma sarebbe anche un chiaro segnale di distensione da parte del governo di New Delhi in quella che è la più difficile crisi che ha incrinato i rapporti tra i due Paesi nella storia delle loro relazioni diplomatiche.
«Oltre al terreno giudiziario c’è un dialogo in corso e mi auguro possa produrre risultati»: così si era espresso in merito alla vicenda il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nei giorni scorsi, durante un incontro con la stampa nell’ambasciata italiana a Washington. «Pensarci sempre e parlarne meno possibile», aveva ribadito il ministro . «Tutti abbiamo ben presente la data del 13 gennaio. Ne siamo tutti consapevoli», aveva poi aggiunto riferendosi alla scadenza del rientro in India di Massimiliano Latorre. Ecco, il pronunciamento di dopodomani sarà l’incontrovertibile dimostrazione dello stato dei fatti: se quel «dialogo in corso», al quale si è riferito Gentiloni, stia, effettivamente, producendo quei risultati che tutti sperano.

«Vogliamo Salvatore a casa per le festività natalizie», aveva detto Guglielmo Nardini, presidente del Gruppo Nazionale Leone San Marco della Marina Militare. «Non ho dubbi sull’impegno del governo italiano, ci mancherebbe - aveva detto - ma anteporre l’economia e gli affari economici senza considerare che un pezzo dell’Italia è sequestrato da uno stato straniero, rende vano il senso della sovranità e della difesa della Patria su cui noi militari abbiamo prestato giuramento».

«Se il silenzio - aveva aggiunto Nardini - come dice il ministro Gentiloni, porta ad una soluzione entro Natale ci allineeremo al governo di cui abbiamo molto rispetto, anche per essere stati uomini dello Stato, ma non posso negare l’amarezza dell’intero Gruppo Leone San Marco quando il presidente del Consiglio, soprattutto durante il semestre europeo, durante gli incontri istituzionali, si dimena in dichiarazioni di sudditanza quando incontra il primo ministro indiano, invece di far valere le ragioni di un diritto internazionale che riconosce all’Italia il diritto di giudicare i propri militari in Patria». 

Fonte:  http://www.iltempo.it/

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